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Fotografia: i consigli degli esperti

La tecnica per fotografare tramonti
Se effettui l’esposizione utilizzando gli automatismi della fotocamera il tramonto risulterà sbiadito. Questo perchè l’esposimetro imposta valori che mediano la luminosità eccessiva del cielo rispetto a quella degli oggetti in controluce.
Per ottenere un risultato dai colori saturi e caldi è necessario ingannare il “cervello” della macchina impedendogli di ridurre la componente dominante rossa della luce. Quando il sole scende all’orizzonte, infatti, la componente azzurra della luce viene filtrata dall’atmosfera e i raggi che ci raggiungono sono in maggioranza quelli nella gamma del rosso, quindi per immortalare l’atmosfera è meglio disinserire il bilanciamento automatico del bianco, che tenderebbe a correggere eccessivamente i colori, ed impostare il bilanciamento del bianco che “scaldino” la scena, come ombra o nuvoloso, accentuando così la componente rossa della luce.
Scegli un diaframma chiuso attorno a f/5.6 o f/8 ed effettua la messa a fuoco su di un oggetto che si trovi in lontananza, anche se non intendi inquadrarlo. La messa a fuoco su di un oggetto intermedio rispetto all’orizzonte tende a sfuocare parzialmente il sole ammorbidendone la forma.
Tocco finale: se vuoi fare in modo che il sole appaia gigante, l’obiettivo consigliato è un tele.
Fai attenzione a…
Puntare la fotocamera direttamente verso il sole, soprattutto con un obiettivo di focale lunga come un tele, può causare diversi tipi di danni.Innanzitutto fai attenzione quando guardi il sole attraverso il mirino. L’obiettivo ne concentra i raggi sulla tua retina e se l’osservazione si prolunga i raggi possono danneggiare seriamente l’occhio. Nello stesso modo possono “accecare” alcuni dei pixel del sensore in maniera irrimediabile, è quindi consigliabile non soffermarsi a lungo con l’obiettivo puntato contro il sole e inquadrare preferibilmente con il Live View.




Fotografare in silhouette

Se vuoi vedere solo la silhouette calcola l’esposizione inquadrando il secondo piano, ma effettua la messa a fuoco sul soggetto, in questo modo la luminosità del secondo piano determinerà una esposizione molto breve, insufficiente a vedere i dettagli del soggetto. In compenso, però, la silhouette sarà nitida poiché sarà bene a fuoco.
Se invece vuoi vedere i dettagli del soggetto, calcola l’esposizione puntando solo sulla zona di cui vuoi conservare la buona leggibilità e, solo dopo aver “fermato” l’esposizione, allarga l’inquadratura a comprendere anche il paesaggio di sfondo.
Fai attenzione a:
Quando vengono inquadrate luci puntiformi e intense, talvolta si generano dei riflessi causati dal rimbalzare del raggio luminoso tra le lenti dell’obiettivo. Per ridurre il rischio che questo disturbo (noto come flare) si causi, i costruttori di obiettivi di qualità applicano una verniciatura all’interno del barilotto dell’obiettivo capace di assorbire tutta la luce che non viene convogliata verso il sensore, inoltre applicano alle numerose lenti che formano l’obiettivo uno strato anti-riflesso. Se il riflesso ha la forma di un poligono (esempio di un pentagono), l’obiettivo ha un diaframma con poche lamelle e non particolarmente curato, per questo i migliori obiettivi Tamron hanno un diaframma a sette lamelle che descrivono una apertura pressoché circolare.


L'acqua, la tenica


Se fissi lo sguardo su di uno spruzzo d’acqua e muovi la testa seguendone il cammino, allora ti accorgi che è possibile vedere le singole gocce d’acqua che lo compongono. Se invece lasci che l’acqua scorra davanti ai tuoi occhi, avrai la sensazione di un flusso continuo d’acqua. Ciò dipende dal tempo di permanenza di una immagine sulla retina, cioè dal tempo che impiega una immagine a sostituire la precedente.

In modo simile, se esegui uno scatto utilizzando un tempo di esposizione molto breve, l’acqua della cascata verrà riprodotta in maniera ben definita mentre con un tempo di esposizione lungo l’acqua compirà un percorso durante l’esposizione e l’immagine che ne deriverà sarà morbida e spumosa.
Sono molte le variabili che intervengono in questo tipo di foto e non è quindi possibile fornire semplicemente dei parametri validi in ogni situazione. Però puoi partire da qui. Prendi a riferimento la coppia tempo/diaframma che la tua fotocamera imposterebbe in automatico, poi varia i parametri chiudendo sempre più il diaframma fino a quando il tempo di scatto supererà 1 secondo. A seconda del risultato ottenuto, puoi incrementare ulteriormente il tempo diminuendo proporzionalmente il diaframma.

Naturalmente questa tecnica può essere applicata ovunque ci sia dell’acqua in movimento per renderne più spettacolare l’effetto. L’importante è non abusarne rendendo tutto stucchevole anziché emozionante.
Fai attenzione a :
Quando si utilizzano tempi di esposizione lunghi è facile avere delle immagini mosse involontariamente. Per evitarlo, utilizzare la fotocamera su un treppiedi o comunque su di un appoggio. L’effetto che vuoi ottenere in questo caso, infatti, implica che l’acqua sia mossa, ma che il panorama attorno non lo sia.
Per prolungare ulteriormente il tempo di esposizione nel caso la sola chiusura del diaframma non bastasse, è anche possibile montare sull’obiettivo un filtro ND che diminuisce la luce disponibile per l’esposizione senza alterare i colori.



Comporre la fotografia

Disporre gli elementi

La fotocamera, a differenza dell’occhio umano, abituato a selezionare e ad organizzare gli elementi delle realtà che osserviamo, registra tutto quanto le sta davanti.
Per questo chi è alle prime armi scopre nelle fotografie tanti particolari che, al momento della ripresa, proprio non aveva visto.
Si tratta per lo più di particolari che danno fastidio: quel ramo che spunta dietro la testa del fidanzato, ritratto durante una gita; quei brutti fili elettrici che rovinano la bellezza dell’inquadratura. Per non parlare dei pali!
Se il centro d’interesse della foto è molto forte, tutti noi tendiamo a non vedere quanto gli sta attorno.
Non è affatto vero, come si afferma spesso, che il modo di vedere dell’occhio umano corrisponda ad un obiettivo da 50 o 35 mm. Nella visione non entrano in gioco solamente le leggi dell’ottica, per cui dato uno schema ottico si ha, senza possibilità di dubbio, una certa immagine.
Le informazioni trasmesse dal sensore di luce che è l’occhio, vengono corrette, integrate, interpretate dal cervello. Quindi possiamo avere immagini differenti, anche della medesima scena, “ripresa” dall’occhio, dal medesimo punto di vista.
Per esempio, davanti a un certo numero di persone sconosciute vediamo solamente una massa di gente; ma se sappiamo che tra esse si trova un nostro amico, lo individueremo quasi subito e, in pratica, dopo vedremo solamente lui.
In fotografia si possono, in parte imitare le caratteristiche della visione umana, ricorrendo ad alcuni artifici.
Questi possono essere:
  • La composizione dell’immagine secondo determinate regole dettate sia dalla natura, che dalla cultura e dall’esperienza personale;
  • L’uso di caratteristiche proprie della tecnica fotografica:
    • La messa a fuoco selettiva,
    • Il mosso
    • La profondità di campo, la prospettiva offerta dalle varie lunghezze focali
    • La tonalità tenuta nella stampa
    • La scelta dei colori
Dagli studi sulla percezione visiva sappiamo che il cervello tende ad organizzare, secondo disposizioni geometriche semplici, i vari punti del soggetto.
Nel nostro caso i vari elementi dell’inquadratura. Per lo più sono composizioni di elementi che rispettano il principio della massima tranquillità e della massima simmetria.
Sfruttando tali caratteristiche il fotografo può comporre l’immagine in maniera da facilitare la percezione di chi osserva la foto, affinché ne derivi una sensazione appagante di ordine e simmetria.

Tipi di composizione:

  • Composizione sulla diagonale:
    il rettangolo dell’inquadratura viene diviso teoricamente, in due triangoli da una diagonale. Un triangolo è di solito, più scuro dell’altro. In genere lungo la diagonale sono individuabili due punti di maggior interesse. La composizione sulla diagonale obbliga a un punto di ripresa leggermente angolato rispetto al soggetto. E’ uno dei modi di comporre più classico ed elegante. E’ un tipo di composizione spesso trascurata, perché molti di noi prediligono punti di ripresa frontali.
  • Composizione a triangolo:
    dalla composizione delle masse, e delle linee, non si fatica a percepire una composizione a triangolo,  che poggia saldamente sulla base. Composizione molto stabile, che ben si adatta ai soggetti statici, che vogliono ispirare una impressione di tranquillità.
    Classica composizione del ritratto, dove la testa rappresenta uno dei vertici del triangolo.
  • Composizione circolare:
    attorno a un punto di interesse vengono sistemati tutti gli altri elementi, come a formare una corona. Utilizzata spesso nella fotografia di paesaggio, quando una serie di quinte, in primo piano, attornia il soggetto principale.
  • Composizione a radianti:
    da un punto di maggior interesse si dipartono linee ideali, che conducono a una serie di particolari significativi, presenti nel resto dell’inquadratura.
  • Regola dei terzi:
    è la più conosciuta e la più usata, anche dai pittori. Immaginiamo di dividere l’inquadratura in una griglia con due linee verticali e due orizzontali. Abbiamo così il fotogramma diviso in nove quadratini. Il punto di maggior interesse lo abbiamo nei punti di intersezione delle linee.


Formati dell'immagine

Le fotografie sono rettangoli o quadrati. Una porzione di realtà viene costretta nell'inquadratura, in pratica messa in cornice.
Le dimensioni della cornice sono quelle del foglio sul quale si stampa l'immagine fotografata, o dello schermo sul quale viene proiettata.
Non ha tanta importanza la superficie occupata dalla fotografia (ai fini della composizione), quanto la proporzione che lega lato maggiore e lato minore, e la disposizione dei vari soggetti al suo interno.
Gli antichi greci consideravano come perfetta una superficie rettangolare i cui lati fossero tra loro nella stessa proporzione come il maggiore sta alla somma dei due; è il rettangolo della famosa "sezione aurea"
(per saperne di più visita il sito Sectio Aurea).
Nella nostra cultura le preferenze non sono così rigide. Se, in teoria, il fotografo è libero di scegliere il formato che più gli piace, in pratica è però condizionato da precise proporzioni, dettate dalla pellicola, rettangolare in vari formati, o quadrata; oppure dettate dalla proporzione adottata nelle fotocamere digitali.
Nulla vieta in seguito di tagliare l'immagine, operazione facilitata dall'uso del computer, l'importante è avere già al momento della ripresa, nelle sue linee essenziali, cognizione del formato e della composizione finale.

Il peso e la forma dei soggetti fotografici

L'inquadratura possiede un alto e un basso. Dall'esperienza ricaviamo che un corpo pesante, se non adeguatamente ancorato, si dirige verso il basso. Quanto più è pesante, tanto prima arriva a terra. La posizione massima è a contatto con la base.
Da questa semplice , e forse banale considerazione riusciamo a capire come otteniamo armonia compositiva, ponendo i pesi maggiori più in basso di quelli minori.
Ma i pesi dei soggetti fotografici non sono determinati dalla loro massa fisica, bensì dalla loro forma, dalla loro illuminazione e dal colore.
A parità di superficie il nero "pesa" più del bianco; il rosso più dell'azzurro. Il peso maggiore li rende più evidenti, cioè attira maggiormente l'attenzione su di loro.
Per questo un dettaglio, anche piccolo, di colore rosso, viene immediatamente percepito in una fotografia a colori, ed è bene che sia posto in una posizione importante dell'inquadratura.

Immagini simmetriche e asimmetriche

Il concetto di simmetria/asimmetria, e quindi di equilibrio/squilibrio, di quiete/ moto ha sempre caratterizzato tutte le immagini.
Riconsiderando quanto detto sulla divisione dell'inquadratura, secondo linee preferenziali, ci accorgiamo che queste dividono l'immagine in aree simmetriche.
Quindi un peso presente in una di esse va equilibrato con un altro peso, situato nell'area opposta.
Altrimenti l'intera composizione risulterà squilibrata.
Non sempre questo è un male, quando risponde a una precisa scelta espressiva. E' sempre un errore quando il fotografo lo subisce. Psicologicamente l'uomo tende a ricercare situazioni di equilibrio, cioè di simmetria.

Punti forti e deboli delle inquadrature

Non tutti i punti hanno, nell'inquadratura la medesima importanza, o peso.
Questo deriva dal fatto che anche un'immagine viene letta dall'occhio secondo versi ben definiti.
Condizionato dall'abitudine alla lettura, il percorso dell'occhio, per noi occidentali, va sempre da sinistra a destra, e dall'alto in basso.
Inoltre esistono quelle che potremo chiamare "corsie preferenziali", che attraggono maggiormente l'occhio, che le esplora per prime. Sono lediagonali dell'inquadratura e le linee orizzontali e verticali che suddividono in due terzi la superficie.
Il punto d'incontro delle principali linee di forza è il centro dell'inquadratura. Rappresenta il luogo del massimo equilibrio e della massima quiete.
Non è un caso che il fotografo poco esperto tenda sempre a porre il soggetto principale sempre al centro dell'inquadratura. Inconsapevolmente lo pone anche al centro dell'attenzione.
Proprio perché la più ovvia, quella centrale è però una posizione molto difficile da sostenere. Il soggetto che la occupa deve essere importante, perché annulla, in pratica, tutto quanto gli sta intorno.
Se non è molto "forte" deluderà l'aspettativa, inconscia, generata dalla sua posizione. Meglio affidarsi alla regola dei terzi, e porlo nel settore in alto a sinistra che è il primo esplorato dall'occhio.

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